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I benefici dell'allattamento al seno con una visione osteopatica

Il cranio fetale grazie alle suture e all’estrema capacità di adattamento è in grado di rispondere alle forze e alle sollecitazioni meccaniche del parto.
Le strutture craniali sono infatti in grado di resistere alle contrazioni uterine che diventano sempre più importanti durante il travaglio e nella fase espulsiva.
Nel passaggio del canale del parto, le ossa craniali del feto hanno la capacità di sovrapporsi e chiudersi assumendo le sembianze di un bocciolo di un fiore, per poi distendersi e quindi schiudersi per azione della forza meccanica accumulata nelle pressioni del canale vaginale.
La forza immagazzinata viene rilasciata in maniera esplosiva una volta avvenuto il passaggio nel canale del parto.
Il momento della nascita dà l’innesco a quello che Sutherland in Osteopatia definì il “Meccanismo Respiratorio Primario” (MRP). Questo meccanismo, detto primario perché collegato direttamente alla respirazione di tutti i tessuti interni, ha cinque caratteristiche fondamentali:

  • La motilità del cervello e del midollo spinale
  • La fluttuazione del liquido cerebrospinale (liquor)
  • La mobilità delle membrane a tensione reciproca intracraniche
  • La mobilità articolare delle ossa craniche
  • La mobilità dell’osso sacro tra gli iliaci

In Osteopatia questi elementi insieme alla valutazione delle restrizioni di mobilità dell’apparato muscoloscheletrico e viscerale, sono parte fondamentale su cui si struttura il trattamento osteopatico.
Altri fattori che permettono il corretto rimodellamento craniale sono la respirazione e la suzione al seno.

Notevoli sono i benefici dell’allattamento dal punto di vista osteopatico in relazione allo sviluppo craniale dei neonati.
La crescita simmetrica del cranio avviene grazie all’elasticità delle suture, e l’allattamento incrementa la mobilità craniale attraverso la suzione.
Secondo uno studio condotto da Frymann (1) l’88,4% dei bambini presenta delle disfunzioni dell’elasticità suturale, che possono ridurre la crescita strutturale delle ossa contigue ed alterare lo sviluppo cranico.
L’allattamento al seno porta ad una maggior espansione intracraniale e maggior vascolarizzazione dei tessuti, verificabile anche tramite l’aumento di pulsatilità della fontanella bregmatica.

Grazie alla suzione si crea un vuoto intraorale, l’attività delle fibre muscolari del velo della faringe abbassa il palato duro e facilita il corretto sviluppo delle strutture craniali.
Il palato basso è essenziale per una buona morfologia dell’arcata dentaria, e la forma a “U” è necessaria per una buona occlusione e orientamento dei denti.
L’allattamento con il biberon porta invece a sviluppare un palato a forma di “V”, alto e ogivale, per cui i denti saranno portati ad inclinarsi in obliquo.
La tettarella del biberon inoltre essendo rigida non si adatta al palato dei bimbi ma lo impronta e lo deforma; nell’allattamento al seno sono invece capezzolo e areola che si adattano alla cavità orale e ne favoriscono l’ampliamento. Per questo l’allattamento al seno riveste una funzione di stimolazione e prevenzione delle malocclusioni.
È fondamentale pertanto nei casi in cui non si riesca ad allattare al seno scegliere un biberon che possa mimare il meccanismo della suzione, prediligendo una tettarella morbida e fornendo indicazioni alla mamma sull’alternanza delle posture corrette.

Suzione e deglutizione avvengono in continuità durante l’allattamento, senza distinzione delle due fasi. Il neonato effettua circa 60 fasi di suzione e deglutizione al minuto.
Per questo motivo, un’azione ripetuta migliaia di volte nei primi anni di vita può determinare importanti cambiamenti di conformazione del cavo orale.
Durante l’allattamento la mandibola si alza e si abbassa, l’azione dei muscoli orbicolare e buccinatore mantiene in contatto l’areola del capezzolo, e i movimenti peristaltici della lingua permettono al latte di scorrere all’interno della cavità orale.
La lingua nella suzione al seno compie un movimento verso l’alto e indietro verso il palato molle, mentre con il biberon il movimento è a “stantuffo” in propulsione anteriore.
Questa abitudine, oltre a favorire uno sviluppo alterato del palato e delle arcate dentarie, può innescare una deglutizione disfunzionale e/o una alterazione nella fonazione, cioè nell’emissione dei suoni nel parlare.
La lingua inoltre riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo posturale, poiché fa parte della catena miofasciale centrale faringo-paravertebrale (descritta da Struyf Denys): questa struttura allunga il corpo dal vertice agli arti inferiori e conferisce l’armonia delle curve fisiologiche della colonna vertebrale.

Un altro importante vantaggio dell’allattamento al seno è in relazione allo sviluppo delle strutture nasali, paranasali e all’ampliamento delle suture del massiccio facciale che determinano una migliore respirazione nasale.
La respirazione nasale riduce notevolmente il rischio di infezioni delle vie aeree superiori, grazie al fatto che l’aria immessa viene filtrata dalle narici.
La suzione è un atto del tutto spontaneo e fisiologico che il feto sviluppa già dalla decima settimana di gestazione: è pertanto un bisogno primario che permette lo sviluppo encefalico e degli organi interni.
L’allattamento stimola inoltre la produzione di ossitocina, chiamata anche “ormone dell’amore” perché viene secreto in tutti i rapporti affettivi, e questo ha un’importante influenza nella relazione che si instaura tra mamma e bimbo.
La suzione al seno, anche quella “non nutritiva” ha un’importante azione sul rilascio ormonale di endorfine, determinando nei piccoli un maggior senso di benessere, rilassamento e piacere. Proprio per questo motivo una volta finita la fase nutritiva i bimbi desiderano stare attaccati al seno ed utilizzarlo come una sorta di “ciuccio”.
L’alto contatto con la mamma incrementa il sentimento di sicurezza e protezione che i bimbi sperimentano nell’allattamento al seno, e agevola il passaggio dalla vita intrauterina alla complessa vita extrauterina, favorendo uno sviluppo armonico e autonomo.

  1. Relation of Disturbances of craniosacral mechanism to symptomatology of the newborn: A study of 1250 infant. JAOA. 1996; 65: 1059-1075.

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