Vista, Visione e Apprendimento

Ti sei mai chiesto se la vista c’entri qualcosa con l’apprendimento scolastico di tuo figlio?

 Questo è un argomento fondamentale perché spesso si confonde il "vedere bene" con il "processare correttamente le informazioni". Per un bambino che impara a leggere o un adulto che studia, questa distinzione è la chiave del successo.

​Vista, Visione e Apprendimento: Perché "10/10" non sempre basta

​Nel linguaggio comune usiamo i termini vista e visione come sinonimi, ma per la scienza sono due processi profondamente diversi. Se un bambino ha difficoltà a scuola, non sempre la colpa è della distrazione o della mancanza di impegno; a volte, il problema risiede nel modo in cui il sistema visivo trasmette le informazioni al cervello.

​1. La differenza tra Vista e Visione

​La Vista (Input): È la capacità fisica dell'occhio di mettere a fuoco un oggetto. Si misura con la classica tabella delle lettere. Avere 10/10 significa che l'occhio, come una macchina fotografica, scatta foto nitide.

​La Visione (Elaborazione): È la capacità del cervello di comprendere, analizzare e interpretare quelle foto. La visione coinvolge la memoria, la comprensione dello spazio e la coordinazione.

​Si può avere una vista perfetta (10/10) ma una visione inefficiente. In questo caso, lo sforzo per leggere o scrivere diventa enorme.

​2. Come la visione influenza l'apprendimento

​L'apprendimento è per l'80% un processo visivo. Se il sistema non è fluido, sorgono ostacoli invisibili:

​Il controllo dei movimenti oculari (Oculomotricità)

​Per leggere, gli occhi devono compiere piccoli salti precisi da una parola all'altra (saccadi). Se gli occhi "ballano" o perdono il segno, il bambino dovrà rileggere la stessa riga più volte, perdendo il filo del discorso e stancandosi velocemente.

​La Visione Binoculare (Lavoro di squadra)

​I nostri occhi devono puntare esattamente nello stesso punto contemporaneamente. Se non sono perfettamente sincronizzati, le lettere possono apparire sdoppiate o "muoversi" sulla pagina. Questo porta a mal di testa, bruciore agli occhi e rifiuto della lettura.

​La Percezione Visivo-Spaziale

​Questa abilità permette di distinguere la "b" dalla "d" o la "p" dalla "q". Se il cervello non elabora correttamente l'orientamento delle forme, l'apprendimento della scrittura e della geometria diventa un calvario.

​3. I segnali d'allarme da non ignorare

​Come capire se un problema di rendimento scolastico o lavorativo dipende dalla visione? Ecco alcuni indicatori:

​Usare il dito per tenere il segno durante la lettura.

​Avvicinarsi eccessivamente al libro o allo schermo.

​Inclinare la testa o chiudere un occhio mentre si scrive.

​Strofinarsi spesso gli occhi o lamentare sonnolenza dopo pochi minuti di studio.

​Confondere o saltare parole e righe.

​4. La soluzione: Oltre gli occhiali

​Se il problema è la vista, bastano un paio di occhiali. Se il problema è la visione, serve un approccio più completo.

Il Visual Training sono percorsi che insegnano al cervello a usare meglio gli occhi. Attraverso esercizi specifici, si possono potenziare la coordinazione, la memoria visiva e la velocità di lettura.

​L'apprendimento quindi non è solo un fatto mentale, ma anche un atto fisico che parte dagli occhi. Assicurarsi che un bambino (o uno studente di ogni età) abbia un sistema visivo efficiente significa dargli gli strumenti giusti per esprimere il proprio potenziale senza sforzi inutili.

Quando si parla di scuola, non basta sapere che il bambino "ci vede". Bisogna capire come usa gli occhi per imparare. Se la visita oculistica è le fondamenta della casa, la valutazione ortottica è l'impianto elettrico che permette a tutto di funzionare.

Ecco perché questa combinazione è il primo passo per prevenire o risolvere molte difficoltà scolastiche.

1. Oculista: Eliminare gli ostacoli fisici

La visita oculistica serve a garantire che l'immagine arrivi nitida al cervello. Se un bambino è ipermetrope o astigmatico e non lo sa:

Sforzo costante: Farà una fatica enorme per mettere a fuoco le lettere, arrivando a metà mattina già esausto.

Errori di trascrizione: Confonderà lettere simili (come "e" ed "o") semplicemente perché non le vede bene.

2. Ortottista: Verificare l'efficienza del "software"

Qui entriamo nel cuore dell'apprendimento. Un bambino può avere 10/10 (vista perfetta), ma fallire a scuola se i suoi occhi non sanno muoversi o collaborare. L'ortottista controlla:

I Movimenti Saccadici (I binari della lettura)

Per leggere, gli occhi non scivolano sulla riga, ma fanno dei piccoli salti (saccadi). Se questi movimenti non sono precisi:

Il bambino perde il segno continuamente.

Salta le parole o intere righe.

La comprensione del testo crolla perché il cervello è troppo impegnato a cercare di capire "dove si trova" sulla pagina.

La Convergenza e la Binocularità (Il lavoro di squadra)

Quando leggiamo, gli occhi devono puntare entrambi sulla stessa parola. Se la collaborazione è debole:

Le parole possono sembrare sdoppiate o "ballare".

Compare il mal di testa frontale dopo 15-20 minuti di studio.

Il bambino tende a coprire un occhio con la mano o a inclinare molto la testa sul banco.

3. Perché spesso si confonde con la Dislessia?

Molti sintomi di un problema visivo funzionale (ortottico) sono identici a quelli dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA):

Lentezza nella lettura.

Scambio di lettere (b/d, p/q).

Difficoltà di concentrazione.

La differenza fondamentale: Se il problema è visivo, con una correzione o un po' di Visual Training ortottico, le difficoltà migliorano rapidamente. Se invece si interviene solo con il potenziamento didattico ignorando il problema agli occhi, il bambino continuerà a fare una fatica immensa senza ottenere risultati.

In sintesi: Perché farle entrambe?

L'Oculista controlla che lo strumento (occhio) sia sano e potente.

L'Ortottista controlla che il pilota (cervello) sappia guidare lo strumento per leggere e scrivere senza sforzo.

Il Visual Training applicato all'apprendimento non è un metodo per insegnare a leggere o scrivere, ma un percorso per potenziare le abilità visive che rendono queste attività possibili. Molti studenti che faticano a scuola hanno in realtà un sistema visivo che "spreca" troppa energia per compiti meccanici, lasciandone poca per la comprensione.

Ecco un approfondimento su come questa ginnastica mentale trasformi l'esperienza scolastica.

Visual Training e Scuola: Allenare il Cervello a Imparare

Quando un bambino apre un libro, il suo cervello inizia a gestire una quantità enorme di dati. Se gli occhi non sono rapidi e coordinati, leggere diventa faticoso quanto correre una maratona. Il Visual Training interviene per rendere questi processi automatici e fluidi.

1. Potenziare l'Efficienza di Lettura (Oculomotricità)

La lettura non è un processo continuo, ma una serie di "salti" oculari chiamati saccadi.

Il problema: Se le saccadi sono imprecise, il bambino torna indietro sulle parole, salta le righe o inverte le sillabe.

L'allenamento: Attraverso esercizi con tabelle numeriche o stimoli in movimento, il Visual Training insegna agli occhi a muoversi con precisione millimetrica sulla riga, aumentando velocità e comprensione.

2. Migliorare la Resistenza (Flessibilità Accomodativa)

A scuola bisogna continuamente guardare la lavagna (lontano) e poi il quaderno (vicino). Questo richiede un cambio di messa a fuoco continuo.

Il problema: Se il sistema di messa a fuoco è lento, l'immagine rimane sfocata per qualche secondo. Questo causa stanchezza, perdita di concentrazione e irritabilità.

L'allenamento: Si utilizzano lenti specifiche e prismi che "sfidano" l'occhio a cambiare messa a fuoco velocemente, rendendo il passaggio lavagna-quaderno immediato e senza sforzo.

3. La Coordinazione Occhio-Mano nella Scrittura

Scrivere richiede una guida visiva costante. Il cervello deve sapere esattamente dove si trova la punta della penna rispetto ai quadretti.

Il problema: Una scarsa coordinazione porta a una grafia disordinata (disgrafia funzionale), fatica nel rispettare i margini e difficoltà nel copiare dalla lavagna.

L'allenamento: Esercizi di integrazione motoria aiutano il bambino a sincronizzare il movimento del braccio con l'input che arriva dagli occhi.

Visual Training vs. Logopedia: Qual è la differenza?

È una distinzione fondamentale:

La Logopedia lavora sul linguaggio, sui suoni e sulle regole della scrittura.

Il Visual Training lavora sullo "strumento" (la visione) che permette di acquisire quei segni.

Spesso i due percorsi sono complementari: un bambino che ha potenziato la sua efficienza visiva risponderà molto meglio e più velocemente ai trattamenti logopedici.

I benefici per lo studente

Chi intraprende un percorso di Visual Training solitamente riscontra:

Maggiore autonomia: Meno bisogno di essere seguiti durante i compiti.

Migliore postura: Gli occhi non hanno più bisogno di "avvicinarsi" al foglio per vedere meglio.

Aumento dell'autostima: Leggere e studiare non sono più attività associate al dolore fisico o alla frustrazione.

Conclusione

Il Visual Training rimuove le "barriere visive" all'apprendimento. Insegnare a un bambino con difficoltà visive senza prima allenare i suoi occhi è come cercare di insegnare a correre a qualcuno che ha le scarpe legate tra loro: è possibile, ma a un costo energetico e psicologico altissimo.

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Vista, Visione, Sportvision

Visual Training: Allenare gli Occhi per Potenziare i Muscoli

Tutti sappiamo che per correre più veloci bisogna allenare le gambe, e per colpire forte una pallina bisogna allenare le braccia. Ma chi dice alle gambe e alle braccia quando e come muoversi? La risposta è semplice: il cervello, guidato dagli occhi.

Il Visual Training è una sorta di "palestra per gli occhi". Non serve a far sparire la miopia (per quello servono occhiali o lenti), ma serve a insegnare agli occhi a lavorare meglio insieme e a comunicare più velocemente con il cervello.

Perché un atleta dovrebbe farlo?

Nello sport, la vista non serve solo a vedere "nitido". Serve a capire lo spazio. Immagina di essere un portiere o un tennista: non ti basta vedere la palla, devi capire a che velocità arriva e dove sarà tra un decimo di secondo.

L'allenamento visivo potenzia tre capacità fondamentali:

La rapidità: Quanto velocemente i tuoi occhi passano da un oggetto all'altro.

La profondità: Quanto sei bravo a calcolare le distanze.

La visione laterale: Capacità di vedere cosa succede ai lati mentre fissi un punto centrale.

Com'è fatto un esercizio di Visual Training?

Non si usano pesi o macchinari da palestra, ma strumenti che sfidano la tua attenzione. Ecco alcuni esempi classici:

Le Luci Reattive: Ci sono dei sensori luminosi su un muro. Devi toccarli non appena si accendono. Questo allena i riflessi e la visione periferica.

La Corda di Brock: Una cordicella con delle palline colorate. Serve a insegnare ai due occhi a puntare esattamente nello stesso punto, migliorando la mira e la percezione 3D.

Tabelle di Shultz: Fogli pieni di numeri sparsi. Devi trovarli in ordine dal più piccolo al più grande senza muovere la testa, usando solo lo sguardo.

I vantaggi concreti sul campo

Chi segue un programma di Sport Vision  nota miglioramenti che sembrano "magici":

Meno stanchezza: Arrivi a fine partita con meno mal di testa e più lucidità.

Più precisione: Sbagli meno passaggi perché "senti" meglio dove sono i compagni.

Più sicurezza: Reagisci prima agli imprevisti, riducendo il rischio di scontri o cadute.

In conclusione

Il Visual Training ci ricorda che nello sport il primo muscolo da allenare è l'occhio. Se i tuoi occhi vedono bene e velocemente, il tuo corpo risponderà con una precisione che non avresti mai pensato di avere.

Vista, Visione e Calcio

Il calcio è lo sport dove la visione deve essere più "elastica": si passa continuamente dalla visione di precisione (calciare un rigore) alla visione globale (capire il posizionamento dei 22 giocatori in campo).

Ecco un articolo focalizzato sulle dinamiche visive del rettangolo verde.

Calcio: Una Questione di Sguardo e Anticipazione

Nel calcio, l'80% delle decisioni prese da un giocatore dipende da input visivi. Non si tratta solo di vedere la palla, ma di elaborare una mappa mentale del campo che cambia ogni secondo.

1. La Visione "a Grandangolo" (Periferica)

Il calciatore d'élite non guarda quasi mai la palla ai suoi piedi. Grazie alla visione periferica, la percepisce mentre i suoi occhi sono già proiettati in avanti per individuare lo scatto di un compagno o l'inserimento di un avversario.

Il rischio del difetto: Un calciatore miope o con una correzione insufficiente soffre di una sorta di "visione a tunnel". Questo lo costringe a guardare la palla più spesso, abbassando la testa e perdendo i tempi di gioco.

Abilità chiave: Saccadi. Sono i movimenti rapidissimi degli occhi che permettono di "scansionare" il campo senza muovere continuamente la testa, mantenendo l'equilibrio e la velocità di corsa.

2. Coordinazione Occhio-Piede e Tracking

Calciare al volo un pallone che spiove da 40 metri richiede un'acuità visiva dinamica eccezionale.

Il processo: Il cervello deve calcolare la velocità di caduta, la parabola e la distanza residua. Se la percezione della profondità (stereopsi) è alterata, il giocatore "liscia" il pallone o lo colpisce male.

Sensibilità al contrasto: Fondamentale nelle partite in notturna sotto i riflettori o in caso di pioggia e nebbia. Una correzione ottimale dell'astigmatismo permette di distinguere nettamente la palla anche quando si confonde con lo sfondo scuro degli spalti.

Il Portiere: Un caso a parte

Il portiere è l'atleta che più di tutti beneficia del Visual Training. Per lui, la vista è un'arma di difesa:

Tempo di reazione: Un portiere professionista punta a tempi di reazione inferiori ai 200 ms.

Fissazione: Deve mantenere gli occhi "incollati" alla palla durante mischie confuse, ignorando le finte dei corpi degli attaccanti.

Consigli per il Calciatore

Lenti a Contatto (Morbide): Sono lo standard assoluto. Garantiscono un campo visivo totale e sono sicure nei contrasti e nei colpi di testa. Gli occhiali, anche se protettivi, possono appannarsi o limitare la percezione laterale.

Protezione UV: Spesso sottovalutata nei campi assolati. L'esposizione prolungata ai raggi UV senza protezione (anche tramite lenti a contatto con filtro) può causare affaticamento oculare precoce durante i 90 minuti.

Check-up Annuale: La vista cambia. Un difetto di soli 0.50 diottrie non corretto può sembrare nulla nella vita quotidiana, ma sul campo può farti sbagliare un passaggio decisivo di 2 metri.

Dalla Ricerca Scientifica: Alcuni studi su club di Serie A hanno dimostrato che protocolli di Visual Training hanno portato a un incremento del 30% nell'acuità dinamica, traducendosi in una maggiore precisione nei passaggi lunghi e nei tiri in porta.

Vista, Visione e Pallavolo

La pallavolo è uno sport di situazioni e di riflessi estremi, dove la palla può viaggiare a oltre 100 km/h e le distanze tra gli atleti sono minime. In questo contesto, il sistema visivo non deve solo "vedere", ma deve fungere da radar ad alta precisione.

​Ecco un articolo tecnico ma accessibile sulle esigenze visive specifiche sotto rete.

​Pallavolo: Il Mirino dell'Atleta tra Muro e Schiacciata

​Se nel tennis la sfida è seguire una traiettoria lineare, nella pallavolo la visione deve essere tridimensionale e panoramica. Un palleggiatore o un difensore non guardano mai un solo punto: devono elaborare una mole enorme di dati spaziali in frazioni di secondo.

​1. La Visione Periferica: Il "Sesto Senso" del Volley

​Nella pallavolo, la visione periferica è forse l'abilità più importante. Mentre l'occhio segue la palla che scende (visione centrale), il cervello deve percepire:

​La posizione del muro avversario.

​Il movimento dei propri compagni per evitare collisioni.

​La linea di fondo campo durante una schiacciata.

​L'impatto dei difetti: Una miopia o un astigmatismo non corretti riducono la sensibilità alla periferia del campo visivo. L'atleta tende a "chiudersi" sulla palla, perdendo la percezione di ciò che accade intorno, diventando più lento nel reagire a un muro o a un pallonetto.

​2. L'Orientamento Verticale e lo Stress delle Luci

​A differenza di molti altri sport, la pallavolo si gioca costantemente guardando verso l'alto.

​Abbagliamento: Nei palazzetti, le luci sono spesso posizionate sul soffitto. Quando un giocatore cerca di individuare la palla alta, può subire un abbagliamento temporaneo.

​Contrasto: L'atleta deve distinguere la palla (spesso tricolore) contro uno sfondo complesso (luci, tribune, soffitti scuri). Una bassa sensibilità al contrasto rende difficile calcolare l'esatto momento del tocco di palla.

​3. Coordinazione Occhio-Mano e Occhio-Piede

​Il volley richiede una sincronizzazione perfetta tra lo stimolo visivo e l'azione motoria.

​La Ricezione: Il ricevitore deve calcolare la velocità della battuta e posizionare le braccia (bagher) millimetricamente.

​La Rincorsa: Lo schiacciatore usa la vista per coordinare i passi della rincorsa con la parabola del palleggiatore. Un errore di valutazione della profondità (stereopsi) porta spesso a saltare "sotto la palla" o troppo lontano, vanificando l'attacco.

Consigli per il Pallavolista

​Lenti a Contatto: La scelta d'elezione. Gli occhiali, anche se sportivi, limitano la visione laterale e possono essere pericolosi in caso di pallonate in faccia. Le lenti a contatto offrono una visione a 180° e una stabilità d'immagine superiore nei salti.

​Allenamento della Fissazione: Esercitarsi a mantenere lo sguardo fisso sulla palla nonostante le distrazioni ambientali aumenta la precisione del tocco.

​Idratazione Oculare: L'aria secca o il sudore nei palazzetti possono seccare gli occhi, riducendo la nitidezza. Usare lacrime artificiali prima della gara può aiutare a mantenere la visione limpida.

​Nota scientifica: Molti atleti di alto livello soffrono di "affaticamento visivo da palazzetto". La correzione dell'astigmatismo, anche se lieve, è cruciale per ridurre il mal di testa e la perdita di concentrazione durante i lunghi tie-break.

Vista, Visione E Tennis

Il tennis è probabilmente lo sport in cui la vista gioca il ruolo più critico: è una sfida costante tra la velocità della pallina e la capacità di elaborazione del cervello.

​Ecco un approfondimento tecnico sulle abilità visive specifiche richieste sul campo da tennis.

​1. Acuità Visiva Dinamica (DVA)

​Nel tennis, la pallina è quasi sempre in movimento. L'acuità visiva "statica" (quella che si misura dall'ottico leggendo le lettere da fermi) non basta.

​Cos'è: La capacità di vedere nitidamente un oggetto mentre questo si muove velocemente o mentre l'atleta stesso è in movimento.

​Nel tennis: È fondamentale per leggere le cuciture della pallina e capirne l'effetto (top-spin, slice) subito dopo l'impatto con la racchetta avversaria.

​Difetto non corretto: Una miopia anche lieve riduce la capacità di "agganciare" la pallina a distanza, portando a colpirla in ritardo.

​2. Stereopsi (Percezione della Profondità)

​Senza una visione tridimensionale perfetta, calcolare dove atterrerà una palla alta (un lob) o una palla corta (drop shot) diventa un tirare a indovinare.

​L'importanza: Gli occhi devono lavorare in perfetta sincronia per triangolare la posizione della pallina nello spazio.

​Problemi comuni: Se un occhio vede leggermente meno dell'altro (anisometropia), il cervello fatica a fondere le immagini, compromettendo il tempismo dello swing.

​3. Flessibilità Accomodativa

​Questa è l'abilità visiva più "stressata" durante uno scambio.

​Il processo: L'atleta deve guardare l'avversario (lontano), poi la palla che si avvicina (messa a fuoco intermedia) e infine il punto d'impatto con la propria racchetta (vicino).

​L'impatto dell'età: Con l'insorgere della presbiopia (dopo i 40-45 anni), questa velocità di messa a fuoco rallenta, rendendo più difficili le volée e i colpi rapidi a rete.

​4. Tempo di Reazione Motore-Visivo

​Non è solo quanto velocemente "vedi", ma quanto velocemente il cervello invia il segnale ai muscoli delle gambe e delle braccia.

​Visual Training: Gli esercizi per il tennis spesso includono l'uso di palline numerate o di colori diversi; l'atleta deve chiamare il numero a voce alta prima di colpire, forzando la concentrazione visiva assoluta.

​Consigli Pratici per il Tennista

​Lenti a contatto vs Occhiali: Le lenti a contatto sono preferibili perché eliminano le distorsioni laterali delle lenti degli occhiali e non scivolano con il sudore.

​Filtri Solari Specifici:

​Lenti Blu/Viola: Aumentano il contrasto della pallina gialla contro lo sfondo verde o rosso del campo.

​Lenti Polarizzate: Attenzione! Possono alterare leggermente la percezione della profondità in alcuni soggetti; meglio testarle in allenamento.

​L'allenamento "Eye-on-the-ball": Non è solo un modo di dire. Allenarsi a mantenere lo sguardo sul punto d'impatto anche un istante dopo che la palla è partita aiuta a stabilizzare la testa e migliorare il controllo.

​Una curiosità scientifica

​Molti campioni di tennis hanno una dominanza oculare specifica. Se sei destrimano e il tuo occhio dominante è il sinistro (dominanza incrociata), potresti avere un vantaggio naturale nel rovescio e nel servire, perché l'occhio dominante è più vicino alla pallina durante la rotazione del corpo.

Oltre la Linea di Traguardo: L’Impatto Silenzioso dei Difetti Visivi nello Sport

Nello sport, spesso ci concentriamo sull'attrezzatura migliore, sull'alimentazione corretta o sull'allenamento muscolare più intenso. Tuttavia, esiste un "atleta invisibile" che coordina ogni nostro movimento: il sistema visivo. Recenti studi di medicina dello sport evidenziano come una visione non corretta sia uno dei principali ostacoli alla performance e, paradossalmente, uno dei fattori di rischio più trascurati per gli infortuni.

​Visione non è solo "Vedere 10/10"

​Molti atleti amatoriali pensano che, se riescono a leggere un cartello stradale, la loro vista sia perfetta per lo sport. In realtà, l'efficienza sportiva dipende da diverse abilità:

​Percezione della profondità (Stereopsi): Fondamentale per calcolare la distanza di una palla o la pendenza di un sentiero in mountain bike.

​Sensibilità al contrasto: Necessaria per distinguere un ostacolo in condizioni di scarsa luce (es. sci o corsa al tramonto).

​Visione periferica: Cruciale negli sport di squadra per percepire i compagni senza girare la testa.

​I Rischi dei Difetti non Corretti

​Quando un difetto visivo (miopia, astigmatismo o ipermetropia) non è corretto o lo è in modo inadeguato, il cervello riceve informazioni confuse. Questo innesca una serie di reazioni a catena:

Lo sapevi?

Si stima che circa il 20% degli atleti amatoriali pratichi attività fisica con un difetto visivo non adeguatamente compensato, aumentando del 30% il rischio di cadute o collisioni.

Difetto Visivo Effetto sullo Sport, Esempio Pratico:

Miopia: Visione sfocata da lontano Difficoltà a seguire la palla o leggere i tabelloni.

Astigmatismo: Distorsione delle immagini Errori nel calcolo delle traiettorie e della velocità.

Ipermetropia: Affaticamento oculare Mal di testa e calo della precisione a fine gara

Consigli per l'Atleta Moderno

​Per ottimizzare la propria "efficienza visiva", non basta una visita oculistica standard. Ecco cosa consigliano gli esperti:

​Valutazione ortottica (Esame Dinamico): Valutare la vista e le abilità visive non solo in maniera statica ma nelle diverse distanze e posizioni di sguardo.

​Soluzioni Specifiche: Lenti a contatto (che offrono un campo visivo più ampio) o occhiali sportivi avvolgenti in policarbonato per proteggere l'occhio dagli impatti.

Visual training: riabilitazione mirata all’aspetto dinamico della visione che risulta deficitario.

​Filtri Selettivi: Usare lenti colorate specifiche (es. ambra per il ciclismo, rosa per lo sci) che migliorano il contrasto in base all'ambiente.

​Conclusione

​La vista è il primo input del movimento umano. Trascurarla significa correre con il "freno a mano tirato". Proteggere e correggere la visione non è solo una questione di salute oculare, ma un vero e proprio potenziamento delle proprie capacità atletiche.

Ti piacerebbe leggere un articolo riguardo gli aspetti specifici di diversi sport?

Ecco il link per un ulteriore articolo specifico riguardante la tua curiosità

Il training visivo ortottico-optometrico

Il TRAINING VISIVO consiste in un percorso di incontri, della durata media di 40 minuti ciascuna. Gli esercizi ortottici-optometrici riabilitativi sono personalizzati e individuali, mirati alla rieducazione visiva e a risolvere le specifiche problematiche di ogni paziente.

Il training visivo è utile:

  • Nei pazienti che presentano STRABISMO ovvero la deviazione di uno dei due occhi, al fine di riallineare gli assi visivi, rinforzare i muscoli oculari e quando possibile ripristinare anche la visione binoculare;
  • Nei pazienti che presentano AMBLIOPIA  (detta anche occhio pigro) ovvero una differente acuità visiva tra i due occhi, al fine di recuperare la massima capacità visiva in entrambi gli occhi e ripristinare, quando possibile, la visione binoculare;
  • Nei pazienti che praticano SPORT e che pur avendo un’ottima acuità visiva, vogliono migliorare le loro prestazioni visive e performance sportive;
  •  Nei pazienti che pur avendo un’ottima acuità visiva, presentano un affaticamento visivo dovuto all’attività lavorativa, alle tante ore passate al computer e a tutti quei fattori che possono determinare diversi disturbi tra cui cefalea, difficoltà di convergenza e di messa a fuoco nel passaggio dalla visione da lontano a quella per vicino, difficoltà di apprendimento e memorizzazione di origine visiva, debolezza dei muscoli oculari, difficoltà nell’integrazione visuo-motoria e di coordinazione.
  • In tutti quei pazienti che pur avendo un’ottima acuità visiva e nessuna problematica, vogliono aumentare le loro performance visive.

Il training visivo può essere eseguito da solo o come terapia di supporto ad altre quali ad esempio il bendaggio e la correzione ottica.

Il buon esito del training visivo, oltre che dall’impegno dell’ortottista-optometrista nei confronti del paziente, dipende soprattutto dalla collaborazione e dalla determinazione del paziente. 

La valutazione visiva in età pediatrica

Strumenti per misurare la vista anche dei pazienti più piccoli e meno collaboranti.

2win

Determinare la presenza di difetti che necessitano di occhiali nei piccolini è una misurazione che spesso può risultare difficoltosa se si cerca di utilizzare gli strumenti più comuni in cui bisogna riuscire ad appoggiarsi ad uno strumento e rimanere stabile in quella posizione.
Gli oculisti che abitualmente visitano i bambini spesso utilizzano un altro metodo di misurazione “ manuale” che agli occhi esperti di un oculista può fornire indicazioni sulla necessità di occhiali del piccolo paziente. Oggi esiste un metodo aggiornato, computerizzato e standardizzato che permette al professionista di misurare in maniera molto più agevole la misurazione degli occhiali permettendone la registrazione e il monitoraggio standardizzato nel tempo.

Il Genesia per questo motivo ha scelto di fornirsi di un autorefrattometro portatile “2win” che permette di misurare a distanza la presenza di un difetto visivo anche nei bambini che per età o altri motivi non riescono a poggiarsi agli strumenti comunemente utilizzati anche dagli adulti.

Prefer vision test 

La vista è un senso innato ma che si sviluppa nel tempo grazie alle esperienze visivo-motorie che il neonato e il bambino compiono e permettono di affinare le capacità visive e motorie fino al loro consolidamento negli anni.

Talvolta però il percorso di crescita visiva non si sviluppa in maniera fluida e lineare, può succedere che uno o entrambi gli occhi in determinate fasi dello sviluppo visivo incontrino degli ostacoli.

Se nei bambini dai 3 anni in su si può agevolmente misurare la vista facendogli guardare delle figurine o altri caratteri più standardizzati, nei pazienti più piccoli o con difficoltà di attenzione questa misura più non essere fattibile. 

Il “ prefer vision test” è uno strumento che permette di fare una stima dell’acuità visiva monoculare e binoculare fin dai primi mesi di vita analizzando la preferenza di fissazione per uno stimolo piuttosto che un altro e stimandone la capacità visiva.

L’allattamento a richiesta

Nutrienti, benefici e considerazioni sul primo legame alimentare tra mamma e neonato

di Erika Fragano

L’allattamento è un tema delicato, da affrontare con una specifica premessa: non è una performance che misura il valore di una madre. Ci sono mamme che non possono allattare, mamme che preferiscono utilizzare il latte in formula o fare un allattamento misto, mamme che si trovano costrette a smettere di allattare prima del dovuto. Sull’allattamento ogni mamma deve essere sostenuta e rispettata nelle sue scelte.

Partiamo dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: l’allattamento esclusivo al seno è raccomandato per i primi 6 mesi di vita del neonato e può essere portato avanti fino ai 2 anni e oltre di età, integrando la dieta con cibi complementari, idonei e sicuri.

Un corretto allattamento, e in seguito un corretto approccio all’alimentazione complementare (conosciuta come “svezzamento”), è di grande importanza per sviluppare l’autoregolazione del bimbo sulla base dell’ascolto dei segnali di fame e sazietà, sensazioni innate nei bambini e che rimangono tali fino ai 3-4 anni di età. Quando il bimbo viene allattato a richiesta, egli “ciuccerà” esattamente la quantità di latte di cui ha bisogno in quel momento.

I NUTRIENTI

L’allattamento è un modo, naturale ed economico, per nutrire neonati e bambini, in quanto il latte fornisce nutrienti completi, di alta qualità e di energia adeguata. La composizione nutrizionale del latte della mamma si adegua a seconda dell’età dei bambini ed è inoltre “specie-specifico”.
La composizione in zuccheri, proteine, grassi, varia in base alla specie: per esempio il latte di mucca è molto più ricco di proteine e più povero di lattosio, in quanto il vitellino ha bisogno di crescere a livello muscolare in poco tempo; il latte umano contiene invece più lattosio, quindi più zuccheri, perché per il neonato è fondamentale sviluppare prima il cervello e le abilità cognitive, mentre la crescita in termini di peso avviene più lentamente che in altre specie animali.

BENEFICI PER LA MAMMA E PER IL BAMBINO

L’allattamento favorisce la creazione del legame tra mamma e bambino e sviluppa una protezione nei confronti di diverse infezioni, previene il rischio di diabete, sovrappeso e obesità, e sostiene lo sviluppo della flora batterica intestinale.

L’allattamento comporta tanti benefici anche per la mamma:

Visti i numerosi benefici dell’allattamento al seno, non resta che prendere una scelta informata e responsabile e affidarsi a un professionista in caso di problematiche più specifiche.

L’APPETITO DELLA MAMMA

Tantissime donne si trovano spiazzate dall’enorme appetito che caratterizza l’allattamento. Le sensazioni fisiche sono completamente stravolte rispetto al periodo pre-gravidico e se durante la gravidanza il senso di appetito era alterato a causa della presenza del pancione, di punto in bianco ci si trova senza pancione e con tantissimo appetito. Perché accade questo?

Innanzitutto normalizziamo la fame: è normalissimo avere più appetito perché il fabbisogno durante l’allattamento a richiesta è notevolmente aumentato. Consideriamo che il latte contiene calorie che vengono prodotte dal corpo della mamma e che il processo stesso di produzione di latte richiede tanta energia.

Man mano che il bambino si sviluppa, i suoi fabbisogni aumentano e di riflesso crescono anche la produzione di latte e il fabbisogno materno: la mamma ha bisogno di tantissime energie per supportare quello che sta succedendo nel suo corpo, e il corpo glielo fa capire inviando un forte segnale di fame.

È importante che la mamma abbia un’alimentazione sana ed equilibrata, e in particolar modo ci si deve focalizzare su alcuni aspetti:

ALLATTAMENTO - ALCUNI CONSIGLI PRATICI

  1. Non seguire una dieta in questa fase: può solo peggiorare lo stress e non è sicuramente una soluzione a lungo termine;
  2. La colazione è importante, deve essere saziante, con una buona dose di carboidrati, una quota di proteine e tanti liquidi. Se necessario si possono fare anche due colazioni: una rapida al mattino presto, e una verso le 8-9 di mattina;
  3. Tenere sempre in casa alcuni alimenti semplici con cui poter fare uno spuntino, che viene consigliato dopo ogni poppata (fette biscottate, taralli, crackers, yogurt senza zuccheri, frutta fresca già pronta a pezzi, …)
  4. Per i pasti principali (pranzo e cena) non sono da demonizzare i pasti ready to eat o i piatti molto semplici, dove si vanno a comporre i pasti con alimenti singoli che non richiedono una grande preparazione (Esempio: pezzo di carne con verdure crude e pagnotta di pane). Alcuni pasti saranno improvvisati, altri non saranno completi, altri saranno troppo esigui… è normale che succeda così. Potrebbe essere utile chiedere ai compagni, amici, familiari, di aiutarci a preparare almeno un pasto completo al giorno;
  5. Quando possibile, il cosiddetto meal prep può essere utilissimo. Consiste nel preparare in anticipo tante porzioni di uno stesso alimento o pasto che possa essere conservato in frigo o in freezer, in modo che la preparazione sia il più breve possibile. Alcuni esempi possono essere il ragù di carne o vegetale, cereali bolliti, polpette di carne o di legume, pesto di verdura, verdure fresche già tagliate e pulite.

BIBLIOGRAFIA

• Nutrizione in gravidanza e durante l’allattamento - Raccomandazioni SIGO 2018

• Linee guida per una sana alimentazione, Dossier scientifico ed. 2017 - CREA

Supporto psicologico durante la Procreazione Medicalmente Assistita: quali le ragioni per richiederlo

Le statistiche parlano chiaro: in Italia circa il 40% delle coppie che fa ricorso alla fecondazione assistita abbandona il percorso dopo un solo tentativo fallito.

Perché? Purtroppo si tratta di percorsi che spesso possono rivelarsi più lunghi, incerti e faticosi di quanto ci si aspetti inizialmente. Sono cammini emotivamente complessi, anche dal punto di vista relazionale, sia per la donna sia per l’uomo che cercano la strada per diventare genitori: il mancato concepimento nel momento in cui si cerca una gravidanza e la diagnosi di infertilità sono veri e propri ‘eventi traumatici’ che possono portare a una crisi dei singoli partner o della coppia, in quanto tale, specie se la ‘condizione’ permane per lungo tempo.

“Accettare la condizione di infertilità ed eventualmente affrontare il successivo iter diagnostico e terapeutico necessario per provare a realizzare il desiderio di genitorialità non è certamente semplice e finisce per richiedere un grande dispendio di energie, fisiche e soprattutto emotive. Un adeguato sostegno psicologico permette di ‘reggere’ meglio lo stress e di affrontare questo percorso il più serenamente possibile, acquisendo maggiori strumenti e risorse per superare le difficoltà”, commenta la dott.ssa Valentina Monti, psicologa del centro Genesia.

“Faccio il medico della riproduzione ormai da molti anni e nel mio percorso professionale ho incontrato coppie molto differenti, per background, storia clinica e approccio alla fecondazione assistita: in passato erano molte le coppie che rifiutavano la consulenza psicologica, perché la ritenevano superflua e adatta solo a chi stava già vivendo male il percorso. Oggi per fortuna le cose sono molto cambiate e donne e uomini alla ricerca di un bimbo capiscono bene il valore aggiunto che il supporto psicologico può rappresentare”, aggiunge il dott. Borini, ginecologo specializzato in fecondazione assistita, direttore di 9.baby, un network GeneraLife.

Cosa prevede la legge 40/2004?

La legge 40/2004 che regola la fecondazione assistita nel nostro paese tiene in considerazione le importanti implicazioni psicologiche legate all’infertilità e ai trattamenti di Procreazione Assistita e per questo prevede che i Centri mettano a disposizione dei pazienti un servizio di consulenza e supporto psicologico.

Il ricorso a tale servizio, pur non essendo obbligatorio, è vivamente consigliato, e come da linee guida pubblicate nel 2008 ad integrazione della l.40/2004, deve essere reso accessibile prima, durante e dopo che il trattamento è stato completato, ovvero in tutte le fasi del percorso di fecondazione assistita.

Consulenza e supporto psicologico al centro Genesia

Genesia offre alle coppie la possibilità di accedere al servizio di consulenza e supporto psicologico.

Idealmente, la coppia, successivamente alla prima visita con il medico, avrà a disposizione un primo momento di incontro conoscitivo nel quale potrà conoscere il personale sanitario che la seguirà e ottenere le informazioni necessarie rispetto al funzionamento del percorso medico e psicologico, secondo un approccio multidisciplinare e personalizzato su ciascuna coppia.

A questo primo incontro, per le coppie che lo vorranno, seguiranno tre successivi incontri, ciascuno in un momento che porta con sé difficoltà e ansie differenti: uno, subito prima dell’inizio dell’avvio del trattamento; il secondo, nella fase nella quale operativamente la coppia effettua il trattamento individuato come ideale per l’ottenimento della gravidanza; il terzo, nel momento in cui il trattamento sarà ultimato.

Al termine dei tre incontri previsti per il percorso di Procreazione Assistita, la psicologa resta comunque a disposizione delle coppie che lo intendessero proseguire il percorso di consulenza e supporto anche nelle fasi successive.