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Procreazione medicalmente assistita (PMA): che cos’è e quando può essere la strada per noi

L’infertilità è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come l’incapacità di ottenere una gravidanza dopo 12 o più mesi di rapporti sessuali regolari non protetti.

Che cosa è la fecondazione assistita?

Quando si parla di fecondazione assistita, si fa riferimento all’insieme delle tecniche utilizzate per aiutare il concepimento, quando la coppia non riesce ad ottenere la gravidanza per vie ‘naturali’.

Il concepimento dipende da diversi fattori, non ultima l’età nella quale si comincia a cercare una gravidanza; non tutti questi fattori sono ‘controllabili’, ma grazie alle evoluzioni della disciplina è oggi possibile pensare di poter diventare genitori anche in presenza di patologie a carico dell’apparato riproduttivo maschile e/o femminile delle coppie che stanno cercando una gravidanza.

Il ricorso alla fecondazione assistita è sempre più frequente: statisticamente, circa il 15% delle coppie scopre ostacoli nel cammino verso la genitorialità, ma negli ultimi anni l’avanzamento dell’età di coloro che avviano la ricerca di un bimbo ha fatto crescere enormemente il numero di coppie che devono ricorrere alla PMA per poter diventare madri e padri.

Che cosa è la riserva ovarica?

Non esistono esami che certifichino preventivamente l’infertilità, ma sicuramente ci sono alcuni valori il cui dosaggio può aiutare a fotografare lo stato del nostro apparato riproduttivo e la condizione complessiva della coppia.

Nel caso della partner femminile, ad esempio, il dosaggio dell’AMH (Ormone Antimulleriano) permette di avere una indicazione sulla cosiddetta riserva ovarica.

Poiché la quantità circolante dell’ormone antimulleriano è proporzionale al numero dei follicoli ancora a disposizione e i suoi valori si riducono con la riduzione dei follicoli ovarici, misurarlo, con un semplice esame del sangue che può essere effettuato in qualsiasi giorno del ciclo, di fatto, significa avere una indicazione riguardo al patrimonio ovocitario di una donna in un determinato momento.

Cosa è lo spermiogramma?

Nel caso del partner maschile, lo spermiogramma è la prima indagine che viene prescritta per approfondire l’eventuale presenza di un fattore maschile di infertilità della coppia. È considerato IL test maschile per eccellenza, fondamentale per definire il quadro della condizione della fertilità maschile. Attraverso lo spermiogramma si studiano le caratteristiche macroscopiche (volume, pH, fluidificazione, viscosità) e microscopiche (numero, motilità e morfologia spermatica) del liquido seminale. Viene effettuato sul campione di liquido seminale raccolto per masturbazione dopo 3-5 giorni di astinenza.

Ovviamente, esistono altre indagini possibili verso le quali la coppia viene indirizzata nel caso in cui lo spermiogramma desse evidenza di potenziali problematiche.

L’età della futura madre incide sulle probabilità di gravidanza?

L’età femminile è uno dei fattori che impatta maggiormente sulle probabilità di avere una gravidanza e stringere un bimbo tra le braccia.

La capacità riproduttiva non sempre corrisponde alla percezione che abbiamo di noi stessi e di chi ci sta vicino: ci convinciamo del fatto che siamo giovani almeno quanto lo sembriamo. Il punto è che non sempre è così, specie dal punto di vista del potenziale riproduttivo: più si ‘invecchia’ e più diminuiranno il numero e la qualità degli ovociti; questo implica anche la diminuzione del numero di embrioni che potranno svilupparsi, specialmente di quelli euploidi, cioè caratterizzati dalla presenza di un numero di cromosomi nella norma, che sono quelli che la natura normalmente dota della capacità di dare il via ad una gravidanza.

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita possono però facilitare il percorso verso una gravidanza, superando anche molti degli ostacoli legati all'età della futura madre. Per esempio con l'ovodonazione, una delle tecniche di fecondazione assistita ‘eterologa’.

Fecondazione omologa ed eterologa

La fecondazione assistita può essere effettuata con l’utilizzo di gameti della coppia- e in questo caso la si definisce di tipo omologo- o con l’utilizzo di ovociti e/o seme provenienti da donatori esterni alla coppia, e in questi casi si parla di trattamenti di tipo eterologo.

Dal 2014 la Corte Costituzionale ha fatto decadere il divieto di fecondazione eterologa nel nostro Paese e pertanto le tecniche che oggi possono essere utilizzate sono sia omologhe che eterologhe.

La donazione, nel nostro Paese, deve essere per legge completamente gratuita: questo contribuisce alla difficoltà di reperimento di donatori e, in particolare, di donatrici;  si tratta infatti di un percorso impegnativo quello della donazione e oggi, nel nostro Paese, per permettere ai pazienti l’accesso a questo tipo di trattamenti è necessario utilizzare gameti provenienti da banche estere; questi soggetti, naturalmente, rispettano i requisiti definiti per legge, garantendo così sia modalità di ottenimento e crioconservazione dei gameti in linea con gli standard, sia lo stato di buona salute di chi dona.

Peraltro, ovviamente, visto che gli ovociti donati sono di donne giovani, le percentuali di successo di questo tipo di trattamenti sono decisamente elevate.

Quali sono le tecniche di fecondazione assistita più diffuse?

Esistono tecniche definite di I livello e tecniche di II e III livello, più complesse.

Si parla di tecniche di I livello quando la fecondazione avviene all’interno del corpo femminile; si parla di II livello, quando la fecondazione avviene ‘in vitro’, fuori dal corpo della donna, in laboratorio. Le tecniche più diffuse di fecondazione in vitro sono la FIVET (fecondazione in vitro con transfer embrionale) e la ICSI (iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi), che differiscono tra loro principalmente per come avviene la fecondazione dell’ovocita: nella ICSI lo spermatozoo è ‘iniettato’ nell’ovocita; nella FIVET gameti maschili e femminili vengono ‘semplicemente’ fatti incontrare in vitro sullo stesso terreno di coltura.

Come facciamo a sapere qual è il percorso più adatto per noi?

Quando, dopo qualche mese di tentativi infruttuosi, sorge il dubbio che ci possa essere qualche ostacolo tra noi e la realizzazione del nostro desiderio di diventare genitori, il primo passo da fare è quello di rivolgersi a un professionista che possa aiutarci a definire il quadro della nostra salute riproduttiva e di conseguenza ci supporti nella identificazione e nell’avvio di un percorso di fecondazione assistita idoneo al nostro caso.

Effettuare un primo colloquio con un medico della riproduzione ci permetterà di raccogliere informazioni corrette e precise su tutti i percorsi oggi disponibili, senza lasciarci guidare da falsi miti e paure che possono insorgere rivolgendosi all’ormai famigerato ‘Dr. Google’;  rivolgersi ad un esperto, soprattutto, consentirà di non perdere tempo nel nostro cammino verso la maternità e la paternità, fattore che abbiamo visto essere potenzialmente cruciale per le nostre opportunità di gravidanza.

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